Espatri con laurea

9 FEB 20
Ultimo aggiornamento: 00:06 | 10 FEB 20
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Negli ultimi dieci anni i governi italiani hanno studiato ogni tipo di incentivazione al rientro dei cervelli e qualcosa inizia a muoversi come dimostra il fatto che Milano quest’anno è entrata per la prima volta nella classifica mondiale delle città più attraenti per i talenti presentata all’ultimo forum di Davos (41esimo posto). Nonostante gli sforzi, però, il numero degli espatri continua ad aumentare e l’Italia sta sperimentando un “brain drain” da paese in via di sviluppo, anche perché le politiche pubbliche a sostegno del rientro sono sostanzialmente inefficaci, come dimostra da una ricerca di Credimi (società fintech che si occupa di servizi alle imprese). Numeri di Mariarosaria Marchesano.
14 miliardi
In euro, quanto costa all’Italia ogni anno la fuga di cervelli, quasi metà dell’intera legge di Bilancio 2020. Secondo il ministero dell’Istruzione, ogni laureato che lascia l’Italia crea un danno alle casse dello stato – sotto forma di tasse perse – di 250 mila euro che sale a 300 mila se chi se ne va ha in tasca anche un master.
41,8 per cento
Quanto è aumentato il numero di laureati espatriati tra il 2013 e il 2017, mentre i rimpatri sono rimasti pressoché costanti nello stesso periodo.
14 mila
E’ il numero di italiani rientrati negli ultimi otto anni in università ed enti di ricerca nazionali, ma la metà ha già scelto di tornare in un ateneo nordeuropeo, un laboratorio londinese, una multinazionale all’estero. Come a dire che, finiti gli incentivi, la strada maestra è quella della nuova fuga.
250 mila
E’ il saldo negativo fra gli italiani emigrati all’estero e quelli rientrati in patria negli ultimi dieci anni.
115 mila
Il numero di italiani emigrato all’estero nell’ano 2017 di cui si conosce l’esatta composizione: più della metà era in possesso di un titolo di studio medio-alto: 33 mila diplomati e 28 mila laureati. E quasi 48 mila avevano tra i 18 e i 34 anni, mentre gli italiani tra i 35 e i 49 anni che hanno lasciato il paese sono stati 32 mila.
25 per cento
E’ la quota di dipendenti di Credimi rappresentata da italiani tornati in Italia attratti non da incentivi o livelli remunerativi ma da contratti flessibili che tendono a bilanciare lavoro e vita come la possibilità di lavorare da remoto in luoghi scelti dagli stessi lavoratori.